Bruno Rosada
C’è qualcosa nella pittura di Josine Dupont che richiama alla memoria gli “Ostaggi” di Fautrier. Però gli anni non passano invano: la storia evolve. In questi quadri di Josine Dupont c’è un richiamo più o meno consapevole al grande Maestro francese, ma c’è anche un preciso superamento. Il richiamo è dovuto alla condizione umana di “ostaggio” esistenziale che si verifica per lo meno da due secoli a questa parte in Europa (diciamo dal tramonto dell’Illuminismo) a livello sociale e a livello culturale, e che a più di mezzo secolo di distanza da Fautrier produce ancor oggi inevitabilmente un effetto di immediata derivazione da parte del gusto corrente e a maggior ragione determina un aspetto connotativo dell’arte. Inoltre la scoperta del senso e del significato della materia, intesa nel senso specifico di “materiale usato come mezzo espressivo” (Dorfles), li mostra da allora in avanti soprattutto come positiva conseguenza dell’informale, che costituisce uno di questi aspetti connotativi che dall’esperienza di Fautrier si diramarono a caratterizzare tutta una mentalità d’arte: “tachisme”, “art autre”, “action painting”, forme contestuali che non hanno mai smentito la loro affinità coll’Informale propriamente detto. Tutto questo è assimilato nella pittura di Josine Dupont, però c’è, e non poteva non esserci, qualcosa di sostanzialmente diverso, che costituisce un sensibile passo avanti rispetto a quelle problematiche, ed è il recupero della materia sotto altra forma. Il problema è ormai sempre quello: come riappropriarsi del mondo reale senza tornare indietro per strade già percorse e decisamente ormai impraticabili.
E allora la materia acquista tutto il suo significato filosofico, aristotelico. In questa prospettiva assume un carattere altamente significativo la struttura compositiva: frammenti sghembi di piani che si intersecano, piani variamente articolati e modulati, brandelli di superfici che si librano a mezz’aria, linee rette e curve, macchie, forme indistinte.
E la precarietà delle forme dà senso alla precarietà dell’esistenza promossa a struttura portante della stessa.
E la materia non è più ciò di cui è fatta l’opera, come per Fautrier, ma ciò che l’opera rappresenta. Per l’informale del Novecento la materia e con essa la realtà non esistevano. Nella realtà c’era più vuoto che pieno. L’aspetto delle cose era un inganno.
Oggi Josine Dupont recupera le cose e sotto il loro suggestivo aspetto informe (non più informale) fa intravvedere la loro forma sostanziale, figure intuibili, esistenze precarie. La rivendicazione dell’esistenza del
reale avviene allora nelle sue forme più umane, quelle del quotidiano; così il superamento del reale in forme che ne conservano ancora un’indelebile traccia definisce l’assoluta autonomia della creatività.
E nei diversi momenti che non si inseguono cronologicamente, ma si sovrappongono come stratigrafie di una indagine del reale, una sorta di carotaggio della conoscenza del mondo attraverso le forme dell’arte, la straordinaria capacità pittorica di Josine Dupont, unita ad una forte sensibilità personale, produce il percorso di strade nuove, e non c’è quindi un ritorno alla figura, ma l’uso della figura.

Vittorio Sgarbi
Josine Dupont, milanese di origine belga, è un’artista che ha saputo sorprendermi.  La sua personale, da me curata, Metafisica della forma, si è svolta a Milano in via della Spiga in uno spazio ideale e suggestivo e ha mostrato come, dai ritratti pessimistici e di invidiata comunicatività alle opere più complesse, Dupont abbia teso alla dissoluzione della forma. Dissoluzione più che metafisica, come lei la definisce, in quanto nonostante sia un concetto giusto sul piano filosofico, è equivocabile se si pensa alla pittura metafisica di De Chirico e Carrà.
La definizione più precisa per le sue opere è propensione astratta del figurativo. Sono opere figurative dove si vede e non si vede, dove il corpo c’è  anche se solo suggerito. Della forma si vede solo la sua essenza. Dupont, negli anni di maturazione artistica, ha compiuto una profonda ricerca sull’essenza della forma figurativa, che l’ha portata a mostrare di essa solo l’apparenza.  Ma sia che si muova con due colori, cioè con la bicromia o la monocromia, sia che si muova con colori più accesi e più vivi, il bilanciamento fra astrazione e figurazione è la sua sigla più riuscita.
Vi si possono trovare degli antefatti in alcune opere di  Scialoja, ma in lei c’è l’ostinazione a far riemergere ciò che la pittura sembra nascondere, attraverso una rarefazione.
In opere straordinariamente figurative che richiamano la sensibilità e il gusto della pittura di De Pisis, artista che rappresentava la figurazione con una pittura di gesto, astratta, Dupont oggi porta ciò che De Pisis ha fatto in quegli anni  a una sintesi ancora più estrema. Quando guardiamo le sue opere immediata è la sensazione di non vedere forma, poi l’approfondimento e la penetrazione dello sguardo ci porta a  ritrovare il giovinetto, la figura femminile, il letto disfatto. Costante in lei è la volontà di vedere ciò che sta oltre l’apparenza. Da qui deriva il tema “metafisica della forma”, che esprime l’idea di cercare sul piano filosofico uno noumeno, piuttosto che un fenomeno, cioè qualcosa che è più un concetto, che la realtà rappresentata.  il suo è stato un percorso di ricerca con una dimensione  quasi mistica, cioè di salita verso una forma assoluta, quindi una forma di ascesi pittorica.

Fabio Bianchi
L’informale nacque in Europa nel secondo dopoguerra, ma è evidente che a tutt’oggi è inconcluso, ancora esprime grandi travagli interiori; e molti pittori, come Josine Dupont, avvertono come quel clima di incertezza degli inizi si sia protratto fino ad oggi sostanzialmente immutato. Qui Dupont espone l’ultima produzione, tele di notevole impatto cromatico e visivo, caratterizzate da gesti forti, accentuata matericità, un vortice di sentimenti e passioni. Non sono cover di originali di anni lontani, ma trasmettono sempre un ritmo frenetico, sottolineando una soggettività sofferta, ed

evidenziano una realtà difficile, se non impossibile,da cogliere.
Predominano piani sghembi, spazi indifferenziati, masse pigmentose, superfici rugose, in un processo di decostruzione e rivisitazione del reale, al punto che si perde qualsiasi memoria e tutto si trasforma in una misteriosa geografia dello spirito, in bilico tra concettualismo e sedimentazioni inconsce. Le varie opere, alquanto diverse fra loro, sembrano repentine apparizioni di stati d’animo che lentamente acquisiscono una loro “strana”, perché atipica, fisionomia.

Elena Putti
Josine Dupont è un’artista sfaccettata come le sue opere. Nata a Milano ed ora residente in Liguria, la Dupont si contraddistingue per uno sguardo intenso profondamente intimista che rende vibrante lo studio sulle forme sia umane che naturali. La sua ricerca artistica, partendo dal rifiuto della definizione descritta, da luogo a prospettive complesse in cui i diversi piani spaziali si fondono in un unico sguardo. Nella sua carriera si possono distinguere diversi periodi che si snodano in una progressiva scomposizione delle forme. Agli esordi predominano le figure umane: i corpi sono rapidamente descritti da tratti veloci ed incisivi; le loro posizioni ritorte e precarie sottolineano una fragilità drammatica cha conferisce pathos al nudo. Il colore, in queste opere, è usato come contrasto chiaroscurale e accompagna le forme dandogli profondità e vita. Nei disegni il suo tratto emerge con chiarezza delineando le forme sinuose di figure nude.
Pochi colori, stesi con delicata maestria, esaltano la profondità ed il dinamismo dei corpi. Il tratto nero, nettamente predominante, delinea i soggetti con segni ora aspri e decisi, ora morbidi e sfumati. Nei lavori più maturi, l’artista approfondisce il tema del movimento attraverso la scomposizione dei piani visivi. Vicino e lontano si accostano per mezzo di pennellate rapide e fugaci. Sistole e diastole di una pulsazione che porta alla fusione completa fra soggetto ed oggetto. Avvicinandosi progressivamente agli ultimi lavori l’intuizione dell’oggetto si fa sempre più informale lasciando intravedere prospettive vicine all’astrattismo. La campitura del colore è sempre giocata su un piano apparentemente omogeneo che nasconde tuttavia momenti alternati di matericità e pause di colore quasi senza corpo. I toni sono quelli da sempre prediletti dalla Dupont: i blu, i rossi ed i viola, carichi ed intensi, che ci restituiscono nella sintesi una realtà vivace e ricca di accesi contrasti ed armoniche scomposizioni.

Denitza Nedkova
Il Barocco Informale di Josine Dupont racchiude tutte le caratteristiche dell’esuberante stile seicentesco, concependo la figura come un campo di espansione che si libera dalla dipendenza della linea e espande la propria materia. L’operazione di estensione del corpo, della sua liberazione dall’involucro e l’abbandono alla vera sostanza e’ la caratteristica piu’ forte di un movimento contemporaneo che, negando la forma, e, dunque la razionalita’, si dedica allo
studio del contenuto, del concetto: l’Informale.

Non sembra allora paradossale lo stile coniato di Dupont, capace di conciliare due elementi come l’abbondanza e la sostanza sotto l’unico denominatore di illimitata fisicita’. la cosa, il corpo, l’oggetto non hanno piu’ un’ esistenza indipendente, ma sono travolti dall’infinita’ della materia primordiale. In un certo senso la pittura di Josine Dupont si puo’ considerare un ritorno agli arbori della vita che, prima di trasformarsi in mondo, non e’ altro che un caos originario.

Bruno Rosada
C’è qualcosa nella pittura di Josine Dupont che richiama alla memoria gli “Ostaggi” di Fautrier. Però gli anni non passano invano: la storia evolve. In questi quadri di Josine Dupont c’è un richiamo più o meno consapevole al grande Maestro francese, ma c’è anche un preciso superamento. Il richiamo è dovuto alla condizione umana di “ostaggio” esistenziale che si verifica per lo meno da due secoli a questa parte in Europa (diciamo dal tramonto dell’Illuminismo) a livello sociale e a livello culturale, e che a più di mezzo secolo di distanza da Fautrier produce ancor oggi inevitabilmente un effetto di immediata derivazione da parte del gusto corrente e a maggior ragione determina un aspetto connotativo dell’arte. Inoltre la scoperta del senso e del significato della materia, intesa nel senso specifico di “materiale usato come mezzo espressivo” (Dorfles), li mostra da allora in avanti soprattutto come positiva conseguenza dell’informale, che costituisce uno di questi aspetti connotativi che dall’esperienza di Fautrier si diramarono a caratterizzare tutta una mentalità d’arte: “tachisme”, “art autre”, “action painting”, forme contestuali che non hanno mai smentito la loro affinità coll’Informale propriamente detto. Tutto questo è assimilato nella pittura di Josine Dupont, però c’è, e non poteva non esserci, qualcosa di sostanzialmente diverso, che costituisce un sensibile passo avanti rispetto a quelle problematiche, ed è il recupero della materia sotto altra forma. Il problema è ormai sempre quello: come riappropriarsi del mondo reale senza tornare indietro per strade già percorse e decisamente ormai impraticabili.

E allora la materia acquista tutto il suo significato filosofico, aristotelico. In questa prospettiva assume un carattere altamente significativo la struttura compositiva: frammenti sghembi di piani che si intersecano, piani variamente articolati e modulati, brandelli di superfici che si librano a mezz’aria, linee rette e curve, macchie, forme indistinte.

E la precarietà delle forme dà senso alla precarietà dell’esistenza promossa a struttura portante della stessa.

E la materia non è più ciò di cui è fatta l’opera, come per Fautrier, ma ciò che l’opera rappresenta. Per l’informale del Novecento la materia e con essa la realtà non esistevano. Nella realtà c’era più vuoto che pieno. L’aspetto delle cose era un inganno.

Oggi Josine Dupont recupera le cose e sotto il loro suggestivo aspetto informe (non più informale) fa intravvedere la loro forma sostanziale, figure intuibili, esistenze precarie. La rivendicazione dell’esistenza del
reale avviene allora nelle sue forme più umane, quelle del quotidiano; così il superamento del reale in forme che ne conservano ancora un’indelebile traccia definisce l’assoluta autonomia della creatività.
E nei diversi momenti che non si inseguono cronologicamente, ma si sovrappongono come stratigrafie di una indagine del reale, una sorta di carotaggio della conoscenza del mondo attraverso le forme dell’arte, la straordinaria capacità pittorica di Josine Dupont, unita ad una forte sensibilità personale, produce il percorso di strade nuove, e non c’è quindi un ritorno alla figura, ma l’uso della figura

Vittorio Sgarbi
Josine Dupont, milanese di origine belga, è un’artista che ha saputo sorprendermi.  La sua personale, da me curata, Metafisica della forma, si è svolta a Milano in via della Spiga in uno spazio ideale e suggestivo e ha mostrato come, dai ritratti pessimistici e di invidiata comunicatività alle opere più complesse, Dupont abbia teso alla dissoluzione della forma. Dissoluzione più che metafisica, come lei la definisce, in quanto nonostante sia un concetto giusto sul piano filosofico, è equivocabile se si pensa alla pittura metafisica di De Chirico e Carrà.
La definizione più precisa per le sue opere è propensione astratta del figurativo. Sono opere figurative dove si vede e non si vede, dove il corpo c’è  anche se solo suggerito. Della forma si vede solo la sua essenza. Dupont, negli anni di maturazione artistica, ha compiuto una profonda ricerca sull’essenza della forma figurativa, che l’ha portata a mostrare di essa solo l’apparenza.  Ma sia che si muova con due colori, cioè con la bicromia o la monocromia, sia che si muova con colori più accesi e più vivi, il bilanciamento fra astrazione e figurazione è la sua sigla più riuscita.
Vi si possono trovare degli antefatti in alcune opere di  Scialoja, ma in lei c’è l’ostinazione a far riemergere ciò che la pittura sembra nascondere, attraverso una rarefazione.
In opere straordinariamente figurative che richiamano la sensibilità e il gusto della pittura di De Pisis, artista che rappresentava la figurazione con una pittura di gesto, astratta, Dupont oggi porta ciò che De Pisis ha fatto in quegli anni  a una sintesi ancora più estrema. Quando guardiamo le sue opere immediata è la sensazione di non vedere forma, poi l’approfondimento e la penetrazione dello sguardo ci porta a  ritrovare il giovinetto, la figura femminile, il letto disfatto. Costante in lei è la volontà di vedere ciò che sta oltre l’apparenza. Da qui deriva il tema “metafisica della forma”, che esprime l’idea di cercare sul piano filosofico uno noumeno, piuttosto che un fenomeno, cioè qualcosa che è più un concetto, che la realtà rappresentata.  il suo è stato un percorso di ricerca con una dimensione  quasi mistica, cioè di salita verso una forma assoluta, quindi una forma di ascesi pittorica.

Fabio Bianchi
L’informale nacque in Europa nel secondo dopoguerra, ma è evidente che a tutt’oggi è inconcluso, ancora esprime grandi travagli interiori; e molti pittori, come Josine Dupont, avvertono come quel clima di incertezza degli inizi si sia protratto fino ad oggi sostanzialmente immutato. Qui Dupont espone l’ultima produzione, tele di notevole impatto cromatico e visivo, caratterizzate da gesti forti, accentuata matericità, un vortice di sentimenti e passioni. Non sono cover di originali di anni lontani, ma trasmettono sempre un ritmo frenetico, sottolineando una soggettività sofferta, ed

evidenziano una realtà difficile, se non impossibile,da cogliere.
Predominano piani sghembi, spazi indifferenziati, masse pigmentose, superfici rugose, in un processo di decostruzione e rivisitazione del reale, al punto che si perde qualsiasi memoria e tutto si trasforma in una misteriosa geografia dello spirito, in bilico tra concettualismo e sedimentazioni inconsce. Le varie opere, alquanto diverse fra loro, sembrano repentine apparizioni di stati d’animo che lentamente acquisiscono una loro “strana”, perché atipica, fisionomia.

Elena Putti
Josine Dupont è un’artista sfaccettata come le sue opere. Nata a Milano ed ora residente in Liguria, la Dupont si contraddistingue per uno sguardo intenso profondamente intimista che rende vibrante lo studio sulle forme sia umane che naturali. La sua ricerca artistica, partendo dal rifiuto della definizione descritta, da luogo a prospettive complesse in cui i diversi piani spaziali si fondono in un unico sguardo. Nella sua carriera si possono distinguere diversi periodi che si snodano in una progressiva scomposizione delle forme. Agli esordi predominano le figure umane: i corpi sono rapidamente descritti da tratti veloci ed incisivi; le loro posizioni ritorte e precarie sottolineano una fragilità drammatica cha conferisce pathos al nudo. Il colore, in queste opere, è usato come contrasto chiaroscurale e accompagna le forme dandogli profondità e vita. Nei disegni il suo tratto emerge con chiarezza delineando le forme sinuose di figure nude.

Pochi colori, stesi con delicata maestria, esaltano la profondità ed il dinamismo dei corpi. Il tratto nero, nettamente predominante, delinea i soggetti con segni ora aspri e decisi, ora morbidi e sfumati. Nei lavori più maturi, l’artista approfondisce il tema del movimento attraverso la scomposizione dei piani visivi. Vicino e lontano si accostano per mezzo di pennellate rapide e fugaci. Sistole e diastole di una pulsazione che porta alla fusione completa fra soggetto ed oggetto. Avvicinandosi progressivamente agli ultimi lavori l’intuizione dell’oggetto si fa sempre più informale lasciando intravedere prospettive vicine all’astrattismo. La campitura del colore è sempre giocata su un piano apparentemente omogeneo che nasconde tuttavia momenti alternati di matericità e pause di colore quasi senza corpo. I toni sono quelli da sempre prediletti dalla Dupont: i blu, i rossi ed i viola, carichi ed intensi, che ci restituiscono nella sintesi una realtà vivace e ricca di accesi contrasti ed armoniche scomposizioni.

Denitza Nedkova
Il Barocco Informale di Josine Dupont racchiude tutte le caratteristiche dell’esuberante stile seicentesco, concependo la figura come un campo di espansione che si libera dalla dipendenza della linea e espande la propria materia. L’operazione di estensione del corpo, della sua liberazione dall’involucro e l’abbandono alla vera sostanza e’ la caratteristica piu’ forte di un movimento contemporaneo che, negando la forma, e, dunque la razionalita’, si dedica allo
studio del contenuto, del concetto: l’Informale.
Non sembra allora paradossale lo stile coniato di Dupont, capace di conciliare due elementi come l’abbondanza e la sostanza sotto l’unico denominatore di illimitata fisicita’. la cosa, il corpo, l’oggetto non hanno piu’ un’ esistenza indipendente, ma sono travolti dall’infinita’ della materia primordiale. In un certo senso la pittura di Josine Dupont si puo’ considerare un ritorno agli arbori della vita che, prima di trasformarsi in mondo, non e’ altro che un caos originario.

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L'ordine è il piacere della ragione; ma il disordine è la delizia dell'immaginazione. (Paul Claudel)